(Tra noi)

Menopausa

Cronaca di un cambiamento annunciato

A 38 anni il mio dermatologo mi disse che dopo i 50 gli uomini mi avrebbero finalmente lasciata in pace. E lui, nei dieci anni successivi, ha lasciato me a cercare di capire perché.

Da assegnare · aperturaImmagine di apertura non ancora scelta. Il pezzo regge senza volto: still life o dettaglio osservativo.

Avevo forse 38 anni quando andai da un noto dermatologo della mia città per una visita.

Era un uomo distinto, sulla sessantina. Un po' marpione. Mi dava del tu e mi pareva di vedere un certo guizzo nel suo sguardo.

Mi visitò, mi diede i suoi consigli e poi, a un certo punto, se ne uscì con qualcosa del tipo:

«Eh, mia cara, dovrai avere ancora un po' di pazienza. Gli uomini non ti daranno pace ancora per un po'. Potrai stare tranquilla dopo i 50.»

Lì per lì non diedi molto peso alla frase. Mi sembrò buttata lì, un po' fuori luogo e soprattutto inutile.

E invece no.

Senza saperlo, quell'uomo aveva appena appeso sopra la mia testa una spada di Damocle virtuale.

Aspettando la spada

Negli anni successivi cominciai, quasi senza rendermene conto, a guardare in su.

Starà arrivando?

Osservavo anche le donne intorno a me.

Almeno un paio mi avevano sempre colpita per la loro bellezza travolgente. Avevano più di quarant'anni ed erano fresche, radiose. Di quelle donne che sembrano illuminare il posto in cui entrano.

Poi le avevo reincontrate.

Erano passati sei mesi, forse un anno. E qualcosa era cambiato. Mi erano sembrate improvvisamente angosciate, invecchiate, meste. I loro volti, prima pieni e luminosi, sembravano essersi accasciati.

Ed eccola lì.

La spada.

Quindi era questo che intendeva il dermatologo.

(li mortacci sua)

E naturalmente cominciai a chiedermi: quando toccherà a me?

Passavano gli anni e, in realtà, non succedeva quasi niente.

Quarantacinque.

Quarantasei.

Quarantasette.

Quarantotto.

Poi, un autunno, dormivo a casa del mio compagno e nel cuore della notte mi sono svegliata infuocata.

Sudavo come una fontana. Mi sono scoperta con la sensazione che le coperte fossero improvvisamente diventate di lava.

Ma quanto cavolo tiene alto il riscaldamento?

Il riscaldamento non c'entrava niente.

Era arrivata.

Solo che la mia spada di Damocle aveva un nome molto meno poetico:

perimenopausa.

La spada, ho scoperto, era multilama

Dopo le prime vampate sono cominciati ad arrivare altri piccoli segnali.

La mia pelle è diventata più secca.

E non solo lei.

A quel punto mi è tornata in mente un'amica, un po' più grande di me, che tempo prima mi aveva raccontato di avere problemi di secchezza vaginale. E di non avere praticamente più voglia di fare sesso.

La cosa mi aveva colpita perché da giovane era stata una vera mangiauomini.

Ricordo di aver pensato:

MA CHE CAVOLO?!

Mi sembrava una cosa stranissima. Forse non le piace più il compagno, avevo concluso.

Non avevo minimamente pensato che dietro potesse esserci qualcosa di molto più complesso. Oggi sappiamo che secchezza e disturbi vaginali possono comparire durante perimenopausa e menopausa e che anche il desiderio sessuale può cambiare — diminuire per alcune donne, aumentare per altre o non cambiare affatto.

Poi c'era il vino.

Ah, il vino.

Quelle belle cene annaffiate da un buon vino italiano, una delle gioie dell'essere adulti, avevano improvvisamente sviluppato un effetto collaterale che non avevo richiesto:

la notte successiva dormivo da schifo.

Il sonno mi abbandonava. Mi tradiva.

Una volta.

Due.

Tre.

Alla fine non potevo più ignorarlo: almeno per me, vino = sonno orrendo.

E poi i dolci.

Li ho sempre amati. E mangiati.

Ma anche lì avevo iniziato a notare un'associazione: certe volte, dopo aver esagerato, le vampate sembravano diventare insopportabili.

Vino. Sonno. Dolci. Vampate. Pelle. Secchezza. Desiderio.

Cominciavo a unire i punti.

La spada di Damocle era multilama.

Qui, però, c'è già una delle ragioni per cui voglio che esista Dimmi di me: quello che notiamo sul nostro corpo e quello che la scienza può dimostrare non sono necessariamente la stessa cosa.

Io posso dirvi che cosa succede a me.

Poi voglio capire che cosa sappiamo davvero.

Ma perché nessuno me l'aveva detto?

A quel punto avevo bisogno di capire.

E così ho cominciato a cercare. Leggere. Ascoltare. Studiare.

Ed è successo qualcosa che non mi aspettavo.

Ho scoperto che quella cosa che nella mia testa era ancora sostanzialmente:

menopausa = niente ciclo + vampate + sei diventata vecchia

era un universo molto più grande.

Sonno. Umore. Concentrazione. Brain fog. Dolori articolari e muscolari. Palpitazioni. Pelle. Capelli. Apparato genitourinario. Sessualità.

La transizione menopausale può coinvolgere molti aspetti della salute e della vita quotidiana, con intensità e combinazioni molto diverse da donna a donna.

E io mi sono fatta una domanda semplicissima:

Perché non lo sapevo?

Non vivevo su Marte.

Ero una donna adulta, istruita, curiosa, abituata a cercare informazioni.

Eppure nessuno mi aveva mai spiegato davvero che cosa sarebbe potuto accadere al mio corpo.

In compenso, un dermatologo mi aveva spiegato perfettamente quando avrei smesso di interessare agli uomini.

Fantastico.

(grazie, eh)

E allora ho cominciato a guardare altrove

Cercando informazioni, mi sono imbattuta sempre più spesso in mediche, ricercatrici e divulgatrici straniere — soprattutto americane — che parlavano apertamente di perimenopausa e menopausa.

Non come una parentesi un po' triste da liquidare con:

«Eh signora, è l'età.»

Ma come una fase della vita femminile che vale la pena conoscere.

Ho scoperto che esistono opzioni terapeutiche, strategie per gestire alcuni sintomi e indicazioni per proteggere la salute nel tempo. E soprattutto che la menopausa non si presenta nello stesso modo per tutte.

Ed è lì che qualcosa è cambiato.

Non nel mio corpo.

Nella mia testa.

Forse quella spada non dovevo stare ad aspettarla guardando verso l'alto.

Potevo almeno capire che cosa stava succedendo.

Voglio capire

Non posso decidere di non invecchiare.

E, francamente, non sono nemmeno sicura che vorrei tornare ad essere la donna che ero a trent'anni.

Ma voglio sapere che cosa posso fare per stare bene.

Voglio capire cosa succede al mio corpo quando cambia il suo assetto ormonale.

Cosa posso sostenere.

Cosa posso prevenire.

Cosa devo semplicemente accettare.

Voglio capire cosa funziona davvero e cosa invece è solo l'ennesimo prodotto venduto a una donna preoccupata di invecchiare.

Perché anche nel mondo della bellezza succede la stessa cosa.

Ci sono cose che possono fare una differenza reale per la nostra pelle. E poi c'è un oceano di creme, integratori, trattamenti, dispositivi, promesse e prima-e-dopo.

Come si fa a distinguere gli uni dagli altri?

Bisogna avere tempo.

Bisogna sapere dove cercare.

Bisogna saper leggere una fonte.

E soprattutto bisogna sapere che c'è qualcosa da cercare.

Non tutte le donne hanno quel tempo.

Non tutte hanno voglia di passare le serate a leggere studi, linee guida e siti stranieri.

E non dovrebbero essere costrette a farlo per scoprire cosa sta succedendo al proprio corpo.

Forse la vera spada non era quella

Ripenso ogni tanto a quel dermatologo.

Per anni ho interpretato la sua battuta come una specie di profezia:

arriverà un momento in cui smetterai di essere quella donna.

Bella.

Desiderabile.

Visibile.

Poi il cambiamento è arrivato davvero.

E sì, alcune cose mi piacciono poco.

Vorrei dormire come dormivo prima.

Vorrei che un bicchiere di vino non mi presentasse il conto alle quattro del mattino.

Vorrei non dover improvvisamente studiare parole come perimenopausa e sintomi vasomotori.

E naturalmente vorrei continuare a guardarmi allo specchio e piacermi.

Non ho nessuna intenzione di fingere che l'aspetto non conti solo perché sono diventata più grande e dovrei essere spiritualmente superiore a queste cose.

Ma forse il cambiamento non è diventare meno.

Forse è il momento in cui vale la pena iniziare a chiedersi con molta più attenzione:

Come sto?

Cosa mi fa bene?

Cosa mi piace?

Cosa non voglio più?

Cosa posso fare per prendermi cura del corpo e della mente che mi accompagneranno nei prossimi decenni?

E chi sto diventando, esattamente?

Io non ho tutte le risposte.

È proprio questo il punto.

Voglio cercarle.

E vorrei rendere un po' più facile trovarle anche alle altre donne.

Capire cosa ci sta succedendo. Separare quello che sappiamo da quello che crediamo di sapere. Provare cose nuove. Prenderci cura di noi. Continuare a sentirci belle, curiose, forti, leggere quando ne abbiamo voglia e profonde quando ne abbiamo bisogno.

E magari, invece di passare gli anni a guardare in alto aspettando quella benedetta spada, imparare a guardarci un po' più attentamente.

Di me, finalmente, voglio sapere di più.

(e siamo solo all'inizio)

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